I giovani non sono consumatori di abituali di vino. O almeno non in occasioni quotidiane, come il pranzo o la cena in famiglia. Per i giovani il vino non è un bere quotidiano e a tavola tra le mura domestiche, come prevede la Dieta Mediterranea, ma un consumo da occasioni speciali, in locali di tendenza e momenti conviviali. Sono i Millennials la generazione su cui puntare per assicurare un futuro a questo comparto chiave per l’economia italiana. Lo ha detto il responsabile Wine Monitor e direttore Area Agroalimentare di Nomisma Denis Pantini.

I DATI CHE DEVONO FAR RIFLETTERE
Oggi il consumo pro capite di vino è sceso in Italia a meno di 40 litri, meno della metà rispetto ai 100 litri a testa degli anni Ottanta. Secondo uno studio svolto da Wine Monitor nel 2017, l’84% dei giovani italiani ha consumato vino in almeno un’occasione negli ultimi 12 mesi e il 35% ha bevuto vino quasi tutti giorni o più volte a settimana.

I Millennials consumano vino soprattutto nelle occasioni fuori casa presso ristoranti, enoteche, wine bar (55% contro il 22% dei BabyBoomers), durante pranzi e cene di divertimento con amici (il 65%), in occasioni speciali come compleanni/feste (49%) e, naturalmente, all’aperitivo (46%).

IL CRITERIO PER LA SCELTA DEL VINO
Il criterio che guida i giovani nella scelta del vino è innanzitutto la tipologia e, in secondo luogo, il territorio di origine (indicato dal 21% come primo fattore determinante nell’acquisto). Inoltre i consumatori più giovani si dimostrano maggiormente influenzati dal packaging e dal consiglio di amici e negozianti e sono più attenti a caratteristiche che richiamano la “naturalità“. Secondo il 26% dei millennials tra le caratteristiche dei vini che creeranno nuovi trend di consumo in futuro ci sono i vini sostenibili, seguiti da quelli biologici con il 18%.