Pasta alla carbonara, alla norma, al pomodoro, al burro. Quanti tipi di condimenti esistono? E soprattutto quanti tipi di pasta? Innumerevoli. Lo sanno bene gli amanti di questo cibo,  già ampiamente conosciuto ai tempi della Magna Grecia e dell’Etruria, dove veniva però chiamata in altri modi. Un prodotto storico che oggi, 25 ottobre, viene festeggiato in tutto il mondo.

Quest’anno, inoltre, si festeggia l’arrivo dell’etichetta Made in Italy che obbliga ad indicare la provenienza del grano utilizzato. È quanto afferma la Coldiretti, sottolineando gli effetti della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto dei Ministri delle Politiche agricole Maurizio Martina e dello Sviluppo Economico Carlo Calenda per l’introduzione in Italia dell’obbligo di indicazione della materia prima per la pasta che scatterà a partire dal febbraio 2018. Un provvedimento fortemente sostenuto dalla Coldiretti per garantire maggiore trasparenza negli acquisti ai consumatori e fermare le speculazioni che hanno provocato il crollo dei prezzi del grano italiano.

Una risposta anche alle domande dei cittadini come dimostra – sottolinea la Coldiretti – il prepotente ritorno dei grani nazionali antichi come il senatore Cappelli e la decisa svolta nazionalista della pasta con la nascita e la rapida proliferazione di marchi e linee che garantiscono l’origine italiana al 100% del grano impiegato, da Ghigi a Valle del grano, da Jolly Sgambaro a Granoro, da Armando a Felicetti fino a ‘Voiello’, che fa capo al Gruppo Barilla, senza dimenticare alcune linee della grande distribuzione”.

“L’Italia è il principale produttore europeo e secondo mondiale di grano duro, destinato alla pasta con 4,3 milioni di tonnellate su una superficie coltivata pari a circa 1,3 milioni di ettari che si concentra nell’Italia meridionale, soprattutto in Puglia e Sicilia che da sole rappresentano circa il 40% della produzione nazionale. Gli italiani – conclude la Coldiretti – sono i maggiori consumatori mondiali di pasta con una media di 23,5 chili all’anno pro-capite ma l’Italia si conferma leader anche nella produzione industriale con 3,2 milioni di tonnellate, davanti a Usa, Turchia e Brasile”.