I vini “Grillo” e “Nero d’Avola” per la vendemmia in corso, non dovranno essere etichettate come “IGT Terre Siciliane” e “Doc Sicilia”, così come invece indicava il disciplinare oggetto del ricorso presentato al Tar del Lazio. Il tribunale amministrativo, lo scorso 30 agosto, ha accolto la domanda cautelare avanzata dalla “Duca di Salaparuta S.p.A.”, sospendendo l’efficacia dei decreti ministeriali Mipaaf che autorizzano in via transitoria tale etichettatura per l’annata vendemmiale 2017/2018.

Si tratta di un primo risultato ottenuto dalla battaglia giudiziale intrapresa dalla cantina di Casteldaccia (proprietà del gruppo Ilva di Saronno), a tutela dell’identificazione territoriale della tradizione della viticultura siciliana. Secondo la società ricorrente, l’etichettatura transitoria “IGT Terre Siciliane” e “DOC Sicilia” per i vini “Grillo” e “Nero d’Avola” non rispetta la “storicità che ha sempre contraddistinto il modo di fare vino in Sicilia, diretto ad una sempre crescente aspirazione di vino di qualità, segno distintivo di un mosaico vitivinicolo siciliano, unità economica di mercato, e dell’autonomia dei viticoltori siciliani che sanno fare sistema”.

Per effetto della decisione del TAR Lazio viticoltori, vinificatori ed imbottigliatori, per l’annata vendemmiale 2017/2018, potranno attuare le proprie pratiche di vinificazione, imbottigliamento ed etichettatura, seguendo le regole del disciplinare già in vigore prima delle modifiche apportate e richieste dal Consorzio Doc Sicilia e dall’Associazione Viticoltori della IGT Terre Siciliane.

Il Tar del Lazio, si legge nel dispositivo, ha riconosciuto che le modifiche apportate al disciplinare costituiscono “una lesività immediata ed attuale, avente autonomia di effetti rispetto ai provvedimenti di approvazione della proposta di modifica ai fini del procedimento in sede UE”. Ed è proprio all’Unione Europea che spetterà adesso l’ultima parola fornendo un orientamento definitivo.