Da oggi sarà vietato parlare di latte di soia, yogurt vegetale e burro di tofu. Lo ha stabilito la Corte di giustizia dell’Unione Europa, che si è espressa su un caso sollevato in Germania e che ha visto scontrarsi la società TofuTown, produttrice di alimenti vegetariani e vegani, e la Verband Sozialer Wettbewerb, associazione tedesca. “I prodotti puramente vegetali non possono, in linea di principio, essere commercializzati con denominazioni, come ‘latte’, ‘crema di latte’ o ‘panna’, ‘burro’, ‘formaggio’ e ‘yogurt’, che il diritto dell’Unione riserva ai prodotti di origine animale”.

Soddisfatta Assolatte, rappresentata da Massimo Forino, direttore dell’associazione: “Finalmente si è pronunciata anche la Corte di Giustizia Ue – ha detto all’Ansa Forino – Il problema  è che il mondo dei prodotti vegetali si vuole impossessare di nomi che non sono loro”.

Per Coldiretti l’utilizzo improprio di queste denominazioni è causa della crisi nel settore agricolo: “La confusione generata dall’uso della parola latte per bevande vegetali inganna i consumatori e fa chiudere le stalle. “Non è giusto – continua il presidente di Confagricoltura Raffaele Maiorano – utilizzare nomi conosciuti per indicare prodotti che latte o carne non ne contengono. Logica vorrebbe che lo stesso principio fosse applicabile anche a tutti i prodotti la cui denominazione e’ riferibile alla loro origine animale, eliminando definizioni improprie come salame vegano, spezzatino di soia, bistecca di tofu”.

Secondo Paolo De Castro,  vicepresidente della commissione agricoltura dell’Europarlamento, sarebbe ora di salvaguardare le denominazione di prodotti a base di carne: “La Corte – sottolinea l’eurodeputato – fa un passo decisivo contro l’uso scorretto delle denominazioni, e speriamo che al piu’ presto sia possibile predisporre una normativa europea per salvaguardare le denominazioni dei prodotti a base di carne, come ‘bresaola’ o ‘mortadella’”.