Cresce l’attenzione anche in Italia per l’orange wine, ovvero per il quarto colore del vino, che ha già spopolato in Giappone, Australia, Francia e Usa. Questa tipologia di vino – prodotto da uve bianche attraverso la macerazione prolungata – viene venduto a caro prezzo (alcune delle bottiglie arrivano a costare 300 euro) ed è una totale novità per la maggior parte dei ristoranti europei, che lo stanno introducendo nei loro menù.

Il mosto in fermentazione, ha spiegato alla stampa Diego Colarich, tra i promotori dell’Orange Wine Festival, uno dei più grandi festival dedicato ai vini bianchi macerati in Europa, viene messo per lungo tempo a contatto con le bucce dei chicci d’uva, traendo da esse i tannini e il colore arancione. Il vino che nasce da questo operazione è grezzo, non filtrato e prodotto senza uso di pesticidi.

L’orange ha un sapore meno fresco, una sapidità tropicale e a tratti salina. Il Giappone al momento è il primo mercato poichè il gusto aspro dell’orange si sposa bene con il pesce crudo, eliminando untuosità al palato. Un abbinamento ideale per sushi e sashimi. Ma in Italia?

Le Cantine Imperatore, che si trovano in Puglia, ha creato il suo primo orange chiamandolo IV colore. “Ho riscoperto la tradizione degli orange per riproporre – spiega il produttore Vincenzo Latorre – in chiave moderna il vino del contadino. Si tratta di un Pampanuto in purezza, un vitigno tardivo ma che io raccolgo ‘verde’, a settembre per poi lasciarlo tre settimane sulle bucce e poi una in botte di rovere non tostate. Sono alla seconda vendemmia, appena 2mila bottiglie, ma tutte sold out, con fan che spaziano dalla California al Nord Europa e nei migliori ristorante di pesce pugliesi”. Insomma il risultato la dice lunga.