Quante sono le notizie che ogni giorno influenzano il popolo del web? E quante di queste sono bufale o fake news? Un’analisi di Coldiretti/Ixe sostiene che 3 italiani su 4 (il 66%) sono preoccupati dell’impatto di quello che mangiano sulla salute anche a causa delle fake news sulle caratteristiche dei cibi che si moltiplicano in rete. L’indagine è stata presentata in occasione della campagna #stopfakeatavola promossa dalla Coldiretti e dall’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare nell’ambito del corso di formazione, organizzato in collaborazione con la Scuola Superiore della Magistratura.

“Ben il 25% degli italiani – precisa la Coldiretti – partecipa a community/blog/chat in internet centrate sul cibo, proprie o di altri, che influenzano le scelte di acquisto in modo non sempre corretto e veritiero. La scorretta informazione nell’alimentare ha un peso più rilevante che negli altri settori perché va a influenzare direttamente la salute. Per questo dobbiamo prestare particolare attenzione ed essere grati a quanti sono impegnati nello smascherare gli inganni” ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo.

“Internet però non va criminalizzato perché può svolgere un ruolo di controllo importante in un sistema in cui – ha detto Moncalvo – l’informazione alimentare purtroppo rischia di essere influenzata soprattutto dalle grandi multinazionali grazie alla disponibilità di risorse pubblicitarie investite. Per noi le fake news sono anche le pubblicità delle aranciate che contengono appena il 12% di succo o quelle dell’olio di oliva di grandi marchi che fanno immaginare paesaggi toscani mentre contiene quello importato dalla Tunisia o ancora il prosciutto nostrano che è fatto con maiali tedeschi senza alcuna informazione in etichetta per i consumatori”.

Educazione nelle scuole e informazione sono gli strumenti per ricostruire in modo trasparente un rapporto diretto tra produttore e consumatore. “Un arricchimento culturale, con la conoscenza diretta, contribuisce a combattere le fake news, ma anche – ha concluso Moncalvo – ad adottare comportamenti di acquisto più informati e consapevoli che aiutano a scegliere i prodotti sugli scaffali anche nelle forme più tradizionali della distribuzione”.