La Gran Bretagna si allontana dall’Unione Europea ma non dal vino italiano. Diventato nel 2016 il primo mercato mondiale di sbocco dello spumante italiano, questo paese si colloca come il quarto sbocco estero dei prodotti agroalimentari nazionali con un valore di 3,2 miliardi nel 2016. La voce più importante, sottolinea Coldiretti, è rappresentata proprio dal vino e dagli spumanti, seguiti da pasta, ortofrutta e formaggi.

A confermare l’importanza della Gran Bretagna nel mercato italiano è il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani. “A Vinitaly sono già stati registrati 400 nuovi buyer del Regno Unito mai venuti a Vinitaly, che si aggiungono agli oltre 500 presenti ogni anno. Ovviamente è presto per prevedere cosa sarà del nostro vino nel secondo Paese importatore al mondo, ma ritengo che i freni commerciali non convengano a nessuno”.

Secondo l’Istat nel 2016 le esportazioni di vino italiano hanno superato la cifra record di 763,8mln di euro (+2,3% sul 2015) grazie alla performance del Prosecco.Unica nota dolente, secondo la Coldiretti, potrebbe essere la svalutazione della sterlina che rende più oneroso l’acquisto di prodotti Made in Italy. A pagare il conto più salato fino a ora è stato l’export di olio di oliva italiano, crollato al 9%.

Il Regno Unito esporta verso l’Ue l’equivalente annuo di 2,1 mld di euro in liquori e distillati e importa dal Continente 1 mld di bottiglie di vino per 2,6 mld di euro. “Confidiamo – ha concluso Mantovani – nella negoziazione da parte della filiera europea del vino, un prodotto che ha visto incrementare notevolmente i suoi consumi a scapito della birra”.

Per il direttore della Berkmann Wine Cellars, Alex Canneti, gli effetti potrebbero essere negativi. ”La Brexit è una sfida per le vendite dei vini europei poichè Australia, Sud Africa e Nuova Zelanda saranno i primi Paesi al mondo a istituire trattati bilaterali con il Governo inglese. I formaggi e il vino sono più esposti ai rischi rispetto ad altre forniture come le auto, le medicine e i prodotti finanziari, e quindi più oggetto di provocazioni politiche, come quella del segretario di Stato per gli Affari Esteri, Boris Johnson, che ha minacciato di alzare i dazi sul Prosecco”.