Cresce l’occupazione nei borghi e nelle comunità del vino. Il tasso di disoccupazione è di circa 3 punti più basso della media nazionale, grazie anche alla spinta dell’enoturismo. È quanto emerge da “Le Città del Vino ai raggi X, “Libro Bianco”, dossier presentato al Campidoglio in occasione dei trent’anni dell’associazione. I più importanti Comuni italiani a vocazione vitivinicola appartengono tutti alle Città del Vino: tra questi Barolo, Barbaresco, Marsala, Montalcino, Montepulciano, Scansano, Conegliano, Valdobbiadene, Pantelleria.

Siamo un modello per ripensare il Paese – ha detto il presidente delle Città del vino Floriano Zambon, sindaco di Conegliano – Nei luoghi con una forte identità – ha aggiunto Zambon – si vive meglio, c’è più lavoro, la qualità della vita è più alta. La vite e il vino sono due elementi attorno ai quali si può ripensare una comunità”.

Le Città del vino inoltre si qualificano inoltre come luoghi del buon bere e buon mangiare con 291 prodotti tra Dop, Igp e Stg e circa 5.000 piatti e Pat iscritti all’Elenco Nazionale del Mipaaf. Un elemento che può essere ricollegato all’ultima classifica ‘Bloomberg Global Health Index’, secondo la quale gli italiani sono il popolo più in salute al mondo. Il merito è senza dubbio dell’alimentazione, a base di pesce, frutta e verdura.

I comuni che fanno parte alle Città del Vino devono diventare un esempio, un modello di riferimento per tutto il Paese. “La qualità dell’ambiente, le bontà enogastronomiche, la bellezza dei borghi e dei nostri paesaggi, ma anche il lavoro, lo stile di vita, le relazioni sociali e il tessuto produttivo fanno delle Città del Vino un modello di riferimento per tutta l’Italia. Dobbiamo ripartire anche dai nostri valori per ripensare il nostro Paese” ha detto Zambon.