L’Italia del vino batte tutti i competitor in Cina, arrivando ad un +39% nel segmento dei vini fermi imbottigliati. Diminuisce invece la quota di mercato in Russia e Brasile, dove consolidano la propria leadership rispettivamente spagnoli e cileni. Questi i dati che emergono da un report di Wine Monitor-Nomisma sulle importazioni di vino nei Paesi Bric (Brasile, Russia, India e Cina).

L’Italia è il primo Paese tra i Bric, l’acronimo che racchiude le economie emergenti di Brasile, Russia, India e Cina, nelle importazioni di vino. “L’Italia ha messo a segno in Cina la crescita a valore più elevata di tutti i principali competitor, arrivando ad un +39% nel segmento dei vini fermi imbottigliati che, nel mercato in questione rappresentano quasi il 93% delle importazioni totali. Una performance di tutto rispetto considerando la media del totale di categoria (+17%) e quelle dei diretti concorrenti come Spagna (+27%), Australia e Cile (24%) o del leader di mercato (Francia, +12%)”, ha detto Denis Pantini, responsabile Wine Monitor di Nomisma.

In Russia invece guida la classifica la Spagna che ha registrato una grande crescita (+15%), mentre in Brasile va forte il Cile (+14%), grazie anche agli accordi di libero scambio tra gli Stati che aderiscono al Mercosur. Anche la Cina è cresciuta parecchio rispetto all’anno precedente (+16%), mentre la Russia appare sofferente. Il Brasile chiude il 2016 in negativo, l’India invece continua a rimanere un mercato, con meno di 20 milioni di euro di vino importato.

“Alla base di queste diversità nel trend delle importazioni di vino risiedono soprattutto fattori macroeconomici – ha dichiarato Pantini –. Russia e Brasile hanno chiuso il 2016 con un Pil in calo per il secondo anno consecutivo e valute locali – Rublo e Real – risultano ancora sensibilmente svalutate. Senza tralasciare poi il fardello dei dazi all’entrata che, nel caso dell’India, mediamente si attestano sul 150% del prezzo all’import”.